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Pianificazione e gestione forestale

Valutazione della funzionalità protettiva del bosco per la pianificazione forestale

Sotto il profilo della pianificazione forestale, anche nelle realtà locali più evolute, la valutazione delle esigenze di indirizzo nell’azione selvicolturale e assestamentale nei confronti di priorità relative alla protezione del suolo, si realizza di fatto con processi sommari e non documentabili di attribuzione di vincoli privi della necessaria progressività e articolazione. Nell’ambito della pianificazione forestale, come è attualmente praticata in Italia, questo contesto valutativo è infatti praticamente affidato alla totale discrezionalità e soggettività del tecnico assestatore che opera senza supporto metodologico, con valutazioni sintetiche soggettive totalmente dipendenti dalla sua personale esperienza ed "equazione di stima". L’esito di tale valutazione si traduce quasi sempre in una rozza discriminazione binaria tra aree forestali a rischio idrogeologico (o "boschi di protezione") la cui gestione è poi completamente condizionata da tale classificazione e boschi ove l’orientamento colturale può invece perseguire altri obiettivi "funzionali" (ad esempio la produzione legnosa). Tale metodo di zonizzazione (se di metodo si può parlare) è quindi "operatore dipendente", totalmente privo di trasparenza (sia per la collettività che per il proprietario), di progressività e di riproducibilità in ambiente non esperto. ::Biblio::

Soluzioni statistico-matematiche, informatiche e tecnologie per la pianificazione forestale aziendale

Il processo di revisione dei piani di assestamento e dei metodi della pianificazione forestale aziendale si deve confrontare con l’esigenza di rendere compatibile l’aumento e la diversificazione dell’informazione da raccogliere e trattare nella realizzazione/revisione dei piani e le esigenze di contenimento dei costi inventariali rispetto al passato.
È necessario mettere a punto soluzioni che, integrando metodi di tipo statistico, informatico e risorse tecnologiche, consentono una efficace descrizione delle proprietà boschive sia sul versante dendro-auxometrico che su quello della descrizione georeferenziata tipologico-strutturale. Esigenza collaterale è anche quella di attuare una transizione metodologica attenta al recupero dell’informazione pregressa e di sostanziale continuità dei riferimenti quali-quantitativi acquisiti nel tempo.
La ridefinizione del ruolo inventariale della particella, reso obbligatorio dall’introduzione di tecniche campionarie, la necessità di meglio connotarne la differenziazione dendrometrica e tipologica interna, la progressività dello sforzo e dei costi di inventariazione rispetto all’importanza anche produttiva dei popolamenti, l’aggiornamento nella continuità dei modelli di stima dendro-auxometrica, la georeferenziazione automatica dell’operatore e dell’informazione raccolta, l’archiviazione digitale in campo degli esiti dei rilievi, sono esempi di tale quadro di innovazione. ::Biblio::